Archive for 'ipse dixit'

Privilegi

Clemente Mastella

«Uno schifo. Mi so­no fatto passare i carabinieri e gli detto che non si doveva­no permettere, che sono un parlamentare europeo, che stavano violando i miei privi­legi».
(Clemente Mastella)

In questa notte di spire di fumo…

Ascolta questo silenzio
di fango e di canne sottili
di acque che battono le grondaie
ma che cosa sarà delle acque
cosa sarà di noi.
Ascolta questo silenzio
di neve che cade dagli occhi
lo so che hai pensato anche al pianto
ma che cosa sarà della neve
cosa sarà di noi.
E adesso sogna, sogna ancora
che chi sogna non dorme quasi mai
e adesso sogna, sogna amore
che chi sogna non muore quasi mai
perché la morte esiste
ma è solo un piccolo destino
perché poi c’è l’amore, l’amore
a volte lontano
a volte troppo vicino.
Ci sono più fuochi che stelle
in questa notte di spire di fumo
lo sai ti ho creduta nel fuoco
ma che cosa sarà della notte
cosa sarà di noi.
E’ una luce benigna di grano
luce d’immensa povertà
polvere di chi la sa sopportare
ma che cosa sarà della luce
cosa sarà di noi.
E adesso sogna, sogna ancora
che chi sogna non dorme quasi mai
e adesso sogna, sogna amore
che chi sogna non muore quasi mai
perché la morte esiste
ma è solo un piccolo destino
perché poi c’è l’amore, l’amore
a volte lontano
a volte troppo vicino.

(Il silenzio e la luce – Cristiano De André)

Reading Bukowski

«Mr. Chinaski, come mai ha lasciato le ferrovie?»
«Be’, non c’era un futuro nelle ferrovie».
«Ma hanno dei buoni sindacati, mutua, pensione».
«Alla mia età la pensione si può quasi considerare superflua».
«Perché è venuto a New Orleans?».
«Avevo troppi amici a Los Angeles, amici che mi impedivano di dedicarmi alla carriera, mi sembrava. Volevo andare dove mi fosse possibile concentrarmi senza che nessuno mi disturbasse».
«Come facciamo a sapere che resterà con noi per un certo periodo di tempo?».
«Non so se ci resterò».
«Perché?».
«Il vostro annuncio promette possibilità di miglioramento per un uomo ambizioso. Se non vedrò queste possibilità sarò costretto ad andarmene».
«Perché non si è fatto la barba? Ha perso una scommessa?».
«Non ancora».
«Non ancora?».
«No. Ho scommesso con il mio padrone di casa che sarei riuscito a trovare lavoro in un giorno solo anche con questa barba».
«Va bene. Le faremo sapere qualcosa».
«Non ho telefono».
«Non importa, Mr. Chinaski».
(Charles Bukowski, Factotum)

Alexandre M. Jacob

Alexandre Marius Jacob

(29 settembre 1879 – 28 agosto 1954)

«Bisogna colpirli nell’unico punto sensibile che hanno: la cassaforte. Non è con il terrorismo che si ottiene l’emancipazione degli sfruttati. Ma il buonsenso e la simpatia del popolo saranno dalla nostra quando dimostreremo di dare la caccia alle ricchezze accumulate alle sue spalle, perché per essere oscenamente ricchi occorre aver sfruttato il sudore e il sangue della povera gente».
(Alexandre Marius Jacob, anarchico francese)

Un sabato di agosto del 1954, nel paesino di Bois-Saint-Denise dove si era ritirato nel silenzio della propria vecchiaia, Alexandre Marius Jacob organizzò una festa per i bambini del vicinato, offrì loro una lauta merenda, poi si chiuse nella modesta casa solitaria e scrisse una lettera agli amici.
«Ho vissuto un’esistenza piena di avventure e sventure, mi considero soddisfatto del mio destino. Dunque, voglio andarmene senza disperazione, il sorriso sulle labbra e la pace nel cuore. Voi siete troppo giovani per apprezzare il piacere di andarsene in buona salute, facendo un ultimo sberleffo a tutti gli acciacchi e le malattie che arriveranno con la vecchiaia. Ho vissuto. Adesso posso morire».
E aggiunge un post scriptum: «Vi lascio qui due litri di vino rosato. Brindate alla vostra salute».
(Pino Cacucci, ‘Ribelli!’)

E’ dalle azioni di Alexandre Marius Jacob che lo scrittore Maurice Leblanc trasse ispirazione per la creazione del personaggio romanzesco di Arsenio Lupin.

Massimo Troisi

«Buongiorno. Eeeh vi devo… devo parlare con voi, don Pablo.»
«Deve essere molto importante porque ansimi come un caballo.»
«Importantissimo, don Pablo. Sono innamorato.»
«Bueno! Non è molto grave, c’è rimedio.»
«No! No, che rimedio, don Pablo, ma… non voglio rimedio, io voglio stare malato…»
(Il postino, regista Massimo Troisi)

Eh…

«Che cazzo c’è che cerchiamo tutti quanti che non siamo felici, che non siamo contenti di quello che abbiamo?»
(Sbirri, regista Roberto Burchielli)

Notturno bus

«Non è il pasticciere, è sempre l’autista di autobus.»
«Colpo di fulmine?»
«No. Troppo malinconico. Quando devi sopravvivere non te lo puoi permettere.»
(Notturno bus, regista Davide Marengo)

Bel Paese

Bel Paese

«…mentre l’Europa ha nuovi orizzonti e nuovi sbocchi / noi siamo in guerra tra la Chiesa ed i finocchi / il mondo ci vede come un popolo di brocchi / gran bell’Italia, grandi appalti e panni sporchi / voglio esser grande come Silvio ed i suoi tacchi / una modella al mio comando che mi tocchi / esser famoso e sempre in forma come Totti / questo è il Paese dei misteri e dei suoi trucchi / ci vorrebbe un miracolo per poterci salvare / ci vorrebbe un miracolo per curare il nostro male / un miracolo per poterci salvare…»
(Il miracolo – Après la Classe)

Zero titoli

«Quando stringo la mano ad un milanista me la lavo. Quando stringo la mano ad uno juventino mi conto le dita.»
(Avv. Giuseppe “Peppino” Prisco)

Dopo mezzanotte

«…prova a sfogliare una margherita, o contare le scaglie di un ananas, o i semi di un girasole, il numero dei petali di un fiore è quasi sempre un numero di Fibonacci… i numeri suggerirebbero che nell’Universo c’è una specie di ordine matematico, il che ci spinge a sospettare che – forse – il Mondo un qualche senso ce l’ha.
Che non è poco…».
(Dopo mezzanotte, regista Davide Ferrario)